Archivi tag: indonesia

Diario di viaggio Indonesia

 Dragone di Komodo, Pulau Rinca (Indonesia)

Labuanbajo, Flores, Indonesia
Agosto 2009

In un radioso mattino di sole del 1974 il barone svizzero von Reding Biberegg lasciò i suoi compagni di viaggio all’accampamento per compiere una passeggiata nel vicino bosco generoso di ombra. Prossimo agli ottant’anni per l’anagrafe ma ancora dotato di un acceso e giovane spirito avventuriero che lo aveva spinto fin quella minuscola isola dello sterminato arcipelago indonesiano, il barone sparì nel nulla. Le ricerche portarono solo al ritrovamento della sua macchina fotografica e di una scarpa insanguinata quale macabro presagio. Il ricco turista elvetico non era stato che il primo di una successiva lunga serie di stranieri ad essere ucciso e divorato da un Varanus Komodoensis meglio conosciuto come dragone di Komodo.

L’ultimo, in ordine di tempo, a subire la stessa triste sorte un turista tedesco, appena un paio di mesi fa. La piccola imbarcazione da pesca spinta da uno scoppiettante motore che impregna le mie narici con un nauseabondo ed acre odore di benzina e che mi martella la testa come un’emicrania, ha la prua rivolta in direzione di Pulau Rinca, una delle due isole che formano il parco nazionale di Komodo dove trovano dimora remota e protezione assicurata le ultime migliaia di esemplari rimasti del temibile e gigantesco rettile di lontana origine preistorica. Il panorama circostante a pelo dell’acqua mi distoglie dall’adrenalinica attesa del mio sbarco, inghiottendomi nella sua serafica e variopinta cornice. Nella vasta baia di Labuanbajo, disseminata di incantevoli isole color del grano, una più scenografica dell’altra, l’azzurro cobalto del cielo si stringe in un lacerante abbraccio con quello del mare annientando quasi la linea separatrice dell’orizzonte ottico. Cristalline pennellate turchesi marcano le acque prospicienti selvaggi atolli rivestiti di spiagge inviolate e di rigogliose mangrovie. Il mare sembra volermi chiamare a se come il canto di una sirena nel mattino col sole che già mi cucina la testa.

Dopo oltre due ore di navigazione, attraverso questo mirabolante Eden marino, aggiriamo il versante occidentale di Pulau Rinca per poi approdare in un poster da agenzia viaggi: una insenatura di mare turchese poco profondo a ferro di cavallo incorniciata in uno sfondo di folta vegetazione tropicale. Sul molo che segna l’ingresso al parco i custodi indonesiani tradiscono, con reciproche occhiate interrogative, tutta la loro preoccupazione osservando una bianca garza che stringe la mia gamba sinistra abbronzata, ricordo di un’ustione regalatami da una caduta dal motorino a Lombok. Non è lo stato della ferita ad appiattire i loro umori, ma il timore che il sangue, eventualmente celato dalla benda, funga da succulento richiamo per i giganteschi varani dotati, mi dicono ancora non tranquillizzati evidentemente del tutto, di un olfatto sensibile anche a diversi chilometri di distanza.

Li rassicuro che sotto la benda non c’è traccia di sangue ma quasi come un presagio ecco materializzarsi da uno spuntone di roccia scosceso sul mare il corpo squamoso di un dragone. Si è strategicamente sdraiato all’ombra alla fine del molo con una parvenza mansueta ma ogni passo che mi avvicina a lui si rafforza la mia consapevolezza inondata di sudore e di accelerati battiti cardiaci che il bestione non si sia piazzato li per caso.
Due giovani guardiani gli si sono stretti intorno armati di pertiche dissuadenti da infilargli in bocca nel malaugurato caso che gli saltasse in mente di scegliermi per colazione vista anche l’ora. Superato a sangue freddo il suo apparente assedio in una manciata di secondi che mi sono però parsi un’eternità per via della preoccupazione dei guardiani circa la mia ferita, le mie gambe hanno velocemente guadagnato un polveroso sentiero tutto in salita verso lo chalet sede del parco che pare uscito da un panorama svizzero. Una volta pagati i vari balzelli che mi hanno praticamente svuotato il portafogli, mi sono immerso in quest’angolo preistorico del pianeta.

Dei dragoni di Komodo ancora oggi si sa ben poco. Morfologicamente assimilabile ad una gigantesca lucertola, il suo corpo squamoso può raggiungere una lunghezza di oltre due metri e pesare più di un quintale. E’ carnivoro ma stranamente ci sono voluti altri tributi umani, dopo lo sfortunato barone svizzero, perché la scienza si decidesse finalmente a confermare a pieno titolo la sua pericolosa aggressività anche nei confronti dell’uomo.
La giovanissima guida del posto, che mi accompagna all’interno dell’isola alla ricerca dei giganteschi varani, mi racconta nel suo inglese labiale i loro metodi di caccia. A Rinca così come nella vicina Komodo vivono anche bufali d’acqua, piccoli cervi e una nutrita colonia di scimmie dispettose che da sempre costituiscono i pasti prediletti dei dragoni. Le loro fortissime unghie ricurve unite alla robustezza dei denti seghettati non lasciano scampo alla preda che viene morsicata nel posteriore e iniettata di una contraerea di micidiali germi patogeni per mezzo della lunga lingua biforcuta. Il dragone attende quindi il lento decesso della vittima che, nel caso del bufalo, può impiegare anche qualche giorno e solo allora ha inizio il suo pasto vero e proprio che inizia dal settore anale per propagarsi quindi verso la cassa toracica in una operazione di vero svuotamento interno dello sfortunato animale.

Nelle due ore di cammino sulle alture dell’isola in un mondo color ocra interrotto da altissime palme e vaghe boscaglie avvistiamo diversi esemplari immobili impigriti dal sole feroce che dall’alto disegna un mondo senza ombra alcuna. Tempo fa uno di loro ha ucciso un bambino a morsi si volta a dirmi il ragazzino che mi accompagna mentre il sali e scendi del sentiero scosceso tra le pietre mette a dura prova il mio equilibrio e di getto, come tutti gli indonesiani quando incontrano un turista, mi chiede di dove sono e dove cavolo stia andando. Ci sono molti italiani in questo periodo mi apostrofa una volta soddisfatta la sua curiosità. In realtà, nonostante la demonizzata recessione economica globale ossessivamente ventilata dalla stampa, il numero di viaggiatori di ogni nazionalità nei quali mi sono imbattuto, anche al di fuori dello scontato epicentro balinese, è nauseante.
Anni fa dicevi Indonesia e la maggioranza dei viaggiatori ti rispondeva in coro Bali quasi a conferma che oltre le colonne di Ercole di quell’isola decantata ci fosse solo l’ignoto. Poi sempre più viaggiatori “intraprendenti” si sono spinti a levante alla conquista di bianche spiagge inviolate e luoghi ancora incontaminati dal turismo: le Gili (che nel mio ultimo viaggio indonesiano di tanti anni fa erano ancora prive di elettricità), Lombok (sempre più la nuova Bali per chi la vecchia Bali non l’ha mai vista) fino alle nuove frontiere di Sumba, Flores e Sulawesi. Internet e il poter volare sempre più a costi contenuti anche nel lungo raggio hanno accresciuto il numero di viaggiatori desiderosi di spingersi verso nuove terre promesse.

I dragoni fino a pochi anni fa non se li filava nessuno ma i documentari televisivi in stile National Geographic devono aver spinto molto sui dinosauri negli ultimi tempi in tutto il mondo se il numero di turisti nel parco in questo periodo si avvicina minacciosamente a quello degli abitanti indigeni! Non è una gran bella notizia il preoccupante incremento della popolazione turistica mondiale per la salvaguardia di tutti quei fragili ecosistemi alla pari di Komodo sparsi per il pianeta. Poter viaggiare in un luogo remoto senza il rischio di imbatterti nel tuo vicino di casa diventerà sempre più arduo in futuro ma rientrando a Labuanbajo su un mare che sembra una steppa schiumata agitata dal vento mi è scappato un sogghigno divertito. Più turisti a Komodo per i dragoni significherà soltanto maggiori possibilità di banchetto assicurato!

Labuanbajo, Flores (Indonesia)

Itinerario di viaggio Indonesia

Itinerario di viaggio Indonesia

27 luglio 2009 volo: Milano- Singapore
(Singapore Airlines operato con Boeing 777-300ER)
durata del volo: 11h, 30′
28 luglio 2009 volo: Singapore – Denpasar Bali
(Singapore Airlines operato con Boeing 777-200ER)
durata del volo: 2h, 08′
Hotel Taman Rosani, Kerobokan, 16€
29 luglio 2009 Kuta Bali
30 luglio 2009 Kuta – Uluwatu – Pura Luhur Uluwatu – Kuta
(motorino)
31 luglio 2009 Kuta Bali
1 agosto 2009 Kuta – UbudKori Bali 2 Inn, Ubud, 150.000 rp
2 agosto 2009 Ubud – Goa Gajah – Tegallalang – Lago Batur – Gunung Kawi – Ubud
(motorino)
3 agosto 2009 Ubud – Padang Bai – Gili Air
(minibus + traghetto, 350.000 rp)
homestay, 150.000 rp
4 agosto 2009 Gili AirResota Bungalows, 300.000 rp
5 agosto 2009 Gili AirResota Bungalows, 300.000 rp
6 agosto 2009 Gili AirResota Bungalows, 300.000 rp
7 agosto 2009 Gili Air – Bangsal – Kuta Lombok
(barca + minibus, 200.000 rp)
Ken’s Hotel, Kuta Lombok, 150.000 rp
8 agosto 2009 Kuta – Mawan – Mawi – Kuta (motorino)
9 agosto 2009 Kuta – Tanjung Aan – Pantai Segar – Kuta (motorino)
10 agosto 2009 Kuta – Sade – Penujak – Praya – Narmada – Kuta (taxi)
11 agosto 2009 Kuta Lombok – Lembar – Padang Bai – Kuta Bali
(minibus + traghetto, 200.000 rp)
Taman Mekar Beach Inn, Kuta Bali, 250.000 rp
12 agosto 2009 volo: Kuta – Maumere (Merpati operato con Fokker 100)
durata del volo: 1h, 25′
Maumere – Moni (taxi, 360.000 rp)
Hotel Sao Ria Wisata, Moni, 75.000 rp
13 agosto 2009 Moni – Kelimutu – Ende – Riung
(taxi*, 2.500.000 rp)
Tamri Beach homestay, Riung, 55.000 rp
14 agosto 2009 RiungNirvana Hotel, 150.000 rp
15 agosto 2009 Riung – Bena (villaggio Ngada) – Bajawa
(taxi*, 2.500.000 rp)
Hotel Elisabeth, Bajawa, 100.000 rp)
16 agosto 2009 Bajawa – Ruteng – Labuanbajo
(taxi*, 2.500.000 rp)
Hotel Chez Felix, 250.000 rp
17 agosto 2009 Labuanbajo
Hotel Komodo Indah, 150.000 rp
18 agosto 2009 Labuanbajo – Pulau Rinca (Komodo National Park) – Pulau Kanawa – Labuanbajo
300.000 rp (barca)
40.000 rp (ingresso parco)
15 USD (tassa conservation fee)
25.000 rp (guida)
19 agosto 2009 volo: Labuanbajo – Denpasar Bali
(Riau Airlines, operato con Fokker 50)
durata del volo: 1h, 10′
Kuta – Tanah Lot – Kuta (taxi, 250.000 rp)
Hotel Gemini Star, Kuta, 250.000 rp
20 agosto 2009 volo: Denpasar Bali – Singapore
(Singapore Airlines, operato con Boeing 777-200ER)
durata del volo: 2h, 05′
21 agosto 2009 volo: Singapore – Zurigo
(Singapore Airlines, operato con Boeing 777-300ER)
durata del volo: 12h, 20’volo: Zurigo – Milano
(Swiss, operato con Airbus 319)
durata del volo: 40′

*il costo si riferisce ad un taxi con autista noleggiato per 4 giorni da Moni a Labuanbajo

Le montagne di fuoco dell’Indonesia

Il vulcano Krakatoa in una stampa d'epoca

L’Indonesia è il paese con il più elevato numero di vulcani attivi al mondo. Ve ne sono oltre 150. Le oltre 17 mila isole che formano questo sterminato arcipelago, esteso per migliaia di chilometri da ovest ad est lungo entrambi i lati dell’equatore, si adagiano sui bordi di due importanti e fragili faglie tettoniche. I circa 200 milioni di abitanti che le abitano devono pertanto convivere con le improvvise eruzioni vulcaniche e i frequenti eventi sismici in cambio di un terreno assai fertile e adatto all’agricoltura. Soltanto negli ultimi duecento anni si calcola che almeno 175 mila persone siano morte in Indonesia per le eruzioni vulcaniche, due delle quali sono ricordate come le più violente mai registrate nella storia: quelle del monte Tambora e del più famoso Krakatoa. Entrambe le eruzioni si verificarono nel corso del XIX secolo.

L’eruzione del Tambora, verificatasi nella primavera del 1815, a detta dei vulcanologi, fu una delle più potenti, almeno dalla fine dell’ultima Era glaciale! L’esplosione ridusse di un terzo l’altezza della montagna situata nell’isola di Sumbawa (la sommità si abbassò da 4100 metri a 2850 metri circa!) e proiettò in cielo qualcosa come 150 miliardi di metri cubi di roccia e ceneri. Tutto questo materiale contribuì a schermare parzialmente i raggi solari nella stratosfera e ad abbassare così la temperatura media globale. Ne conseguì una piccola era glaciale negli immediati anni successivi responsabile di grandi carestie ed epidemie un pò ovunque nell’emisfero settentrionale. Il famoso anno senza estate del 1816 vide la distruzione dei raccolti per il freddo e la pioggia in Europa e, soprattutto, per le abbondanti nevicate e gelate registratesi in piena estate in Canada e nel New England!  A quell’anno senza estate seguì un inverno particolarmente rigido. Le carestie di cibo provocate dal mutamento del clima successivamente all’eruzione del vulcano Tambora furono all’origine delle rivolte popolari in Gran Bretagna e in Francia mentre oltroceano segnarono l’inizio della conquista del west americano alla ricerca di nuove terre fertili.  Proprio la scarsità del foraggio spinse il barone Karl Drais ad inventare il velocipede nella ricerca di un nuovo mezzo di trasporto che sostituisse i cavalli decimati dalla carestia!

Nell’estate del 1883, il Krakatoa, saltò letteralmente in aria con una potenza equivalente a 200 megatoni. La catastrofica esplosione polverizzò completamente l’isola sulla quale sorgeva il vulcano e scatenò impressionanti onde di maremoto alte fino a 40 metri che distrussero parecchi villaggi lungo le vicine coste di Giava e Sumatra uccidendo circa 36000 persone. Il boato prodotto dall’esplosione del vulcano fu il suono più forte mai udito sul pianeta essendosi udito fino a 5000 chilometri di distanza dallo Sri Lanka a Perth, in Australia! Ancora parecchio tempo dopo l’esplosione del Krakatoa, la luce solare riflessa sulle particelle di polvere sospese nell’aria eruttate dal vulcano nell’atmosfera generò tramonti spettacolari di un rosso vivo ed infuocato in buona parte del mondo. Alcuni ricercatori suppongono che il cielo di un color rosso sangue ritratto sullo sfondo del famoso quadro di Edvard Munch L’urlo, realizzato nel 1893, sia in realtà una riproduzione accurata del cielo norvegese in seguito alla tremenda eruzione del Krakatoa.

Nel 1927, da una eruzione sottomarina, nacque una nuova isola sui resti del Krakatoa e venne chiamata Anak Krakatau, overo “figlio del Krakatoa”. Oggi il nuovo vulcano raggiunge i 300 metri di altezza e la sua attività è dimostrata dalle frequenti recenti eruzioni. L’erede del Krakatoa è visitabile in giornata noleggiando, tramite albergo, un’imbarcazione a Carita o ad Anyer. Per raggiungere l’isola da queste località occorrono circa 2 ore se si opta per una barca veloce (circa il doppio per una lenta). Prima di intraprendere il viaggio occorre informarsi circa l’imprevedibile attività vulcanica e monitorare attentamente la sicurezza offerta dall’imbarcazione!

Il vulcano Anak Krakatau in eruzione (foto SWISSEDUC.CH)

ULTERIORI INFORMAZIONI

I MAGGIORI VULCANI DELL’INDONESIA

Mappa dei maggiori vulcani indonesiani