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Fosco Maraini

Fosco MarainiNon è facile riassumere in un articolo il vasto operato di un personaggio del calibro di Fosco Maraini. Alpinista, viaggiatore, etnologo, narratore, fotografo e soprattutto cittadino del mondo, in Italia come in Giappone, Fosco Maraini resta uno dei personaggi culturali italiani più prestigiosi e rinomati anche all’estero. Nato nel 1912 da papà scultore e da madre scrittrice inglese, fin dall’infanzia Fosco Maraini ha respirato un ambiente internazionale imparando a viaggiare per l’Europa con i genitori e apprendendo subito la conoscenza delle principali lingue straniere, soprattutto l’inglese, che all’età di 22 anni insegnava ai cadetti della nave scuola Amerigo Vespucci. I suoi interessi naturalistici uniti a una grande passione per la montagna lo portano a seguire da fotografo l’orientalista Giuseppe Tucci in una straordinaria spedizione in Tibet nel 1937 e questa esperienza sarà in lui fondamentale per dedicarsi alla ricerca etnologica e allo studio delle civiltà orientali.

Dopo aver conseguito la laurea in Scienze naturali a Firenze, Fosco Maraini ottiene una borsa di studio del governo giapponese e si trasferisce con la propria famiglia (la moglie Topazia Alliata e i figli Dacia, divenuta poi celebre scrittirice, Yuki e Toni) a Sapporo per compiere ricerche antropologiche sulla cultura e le tradizioni di una popolazione in via di estinzione, gli Ainu e della quale diverrà uno dei massimi esperti mondiali. Durante il secondo conflitto mondiale ricopre l’incarico di lettore di lingua italiana all’università di Kyoto ma nel 1943, rifiutandosi di aderire alla Repubblica di Salò, viene internato con la sua famiglia, fino alla fine della guerra, in un campo di concentramento.
Rientrato in Italia, per Maraini ha inizio una fase avvincente di viaggiatore, dapprima partecipando ad una seconda spedizione tibetana (1948) e in seguito abbinando la sua passione per i viaggi a quella per la montagna seguendo le spedizioni alpiniste italiane sul Gasherbrum IV (7980 metri), nel Karakorum, e sulla cima himalayana dello Saraghrar, nell’Hindu-Kush e le quali sue esperienze verranno redatte in due libri che saranno tradotti in divers elingue in tutto il mondo: G4-Karakorum e Paropamiso (1960).

All’inizio degli anni sessanta, Fosco Maraini ha alternato ‘incarico di fellow presso il St. Anthony’s College di Oxford con lunghi viaggi in Asia (India, Nepal, Tailandia, Cambogia, Giappone e Corea) e successivamente, dal 1972 al 1983, gli è stata assegnata la cattedra di Lingua e Letteratura Giapponese presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Firenze, dove ha lavorato, a lungo, all’ordinamento dei materiali raccolti in oltre 60 anni di viaggi, studi e ricerche in una fototeca di oltre 25 mila immagini e in una biblioteca orientale di ben 7500 volumi.
A Fosco Maraini, morto a 91 anni nel giugno 2004, va il grande merito di aver saputo viaggiare attraverso popoli, culture, religioni, cime montuose inviolate e anche attraverso l’uomo stesso con le sue idee e i suoi mille modi diversi di amare, credere, pregare e convivere in questo mondo, seguendo un concetto a lui tanto caro che è quello dei muri d’idee:

I viaggi li vedrei di due tipi fondamentali. Uno, quelli all’esterno dei grandi muri d’idee. Due, quelli con perforazione o salto dei muri d’idee … I viaggi del secondo tipo portano sempre adesperienze mentali e spirituali stimolanti, piene di suggestione (…). In un viaggio del secondo tipo potrà capitare che tu resti sotto lo stesso cielo e nello stesso clima di casa (come avviene a chi passa da Salonicco ad Istanbul, o da Lahore ad Agra), può darsi che la gente non cambi notevolmente d’aspetto fisico (come scopre chi naviga, per esempio, da Trapani a Tunisi), può darsi che i sistemi di governo siano simili, può anche avvenire di parlare la medesima lingua (come nota chi vola da Mosca a Samarcanda, o chi segue una carovana da Skardu a Leh), eppure ben presto noterai qualcosa nell’aria che ti farà concludere d’aver varcato uno di quei confini tra gli uomini oltre il quale cessano le variazioni quantitative e s’instaura un salto qualitativo.

LIBRI CONSIGLIATI

IL SITO DI FOSCO MARAINI

In una stanza sconosciuta (di Damon Galgut)

In una stanza sconosciuta di Damon Galgut

DAMON GALGUT
In una stanza sconosciuta
ed. e/o

La strada è fatta di incontri e di persone soprattutto. Il protagonista dell’ultimo romanzo dello scrittore sudafricano Damon Galgut è un giovane ed irrequieto viaggiatore con zaino in spalla che esplora il mondo in solitaria senza avere un’idea precisa di quello che sta cercando. Ogni volta, tornare a casa è un’idea che lo deprime quel che basta per costringerlo a mettersi ancora in marcia e lasciarsi alle spalle la sua dimora fatta soltanto di un mucchio di scatoloni che vengono traslocati abitualmente di casa in casa di amici a Cape Town. Damon parte e si ritrova a seguire, quasi per inerzia, i percorsi di viaggiatori bizzarri ed enigmatici incontrati lungo la strada.

Nei tre paragrafi del romanzo, il viaggiatore sudafricano viene prima trattato da amante di un viaggiatore tedesco alquanto silenzioso ed enigmatico conosciuto in Grecia, poi lo troviamo accompagnatore di un gruppo di backpackers risalendo il continente nero e, infine, nel ruolo di guardiano in India di un’amica sull’orlo di un precipizio esistenziale. Non gli sarà facile dover digerire i lutti strada facendo, ma la volontà di rimettersi in cammino sarà decisamente sempre più forte e caparbia. Brillante esempio di romanzo che evoca, con pathos, stile ed intensa emozione, tutto lo spirito del viaggio nomade.

Un mondo che non esiste più (di Tiziano Terzani)

Un mondo che non esiste più di Tiziano Terzani

UN MONDO CHE NON ESISTE PIU’
di Tiziano Terzani
Ed. Longanesi

Tiziano Terzani era un ottimo comunicatore, dote non sempre scontata per un giornalista. Nei suoi incontri con la gente per strada, con i monaci nei templi e con i drammi della guerra o della povertà, ha saputo raccontarci quell’Asia, diventata negli anni ormai casa sua, in modo diretto, semplice, ma soprattutto umano. In questo suo splendido libro facciamo conoscenza anche con il Terzani fotografo perché, come era solito dire, l’immagine è un’esigenza lì dove le parole da sole non bastano. Ecco allora affiorare, nelle circa trecento pagine di questo libro, le immagini di molti dei volti e dei luoghi spesso narrati nei suoi libri: la fine della guerra in Vietnam, gli orrori del genocidio in Cambogia, l’esultanza del popolo filippino alla caduta del dittatore Marcos, le inquadrature dei cinesi ancora vestiti con l’inconfondibile divisa maoista scattate nei suoi giri in bicicletta, i paesaggi più remoti e sconfinati del Mustang o del Tibet raggiunti a dorso di cavallo, una scuola di piccoli monaci buddhisti o il primo piano sofferente di un muratore indiano.

Di fotogramma in fotogramma, come se fosse il film in bianco e nero della sua vita, affiorano tanti ricordi che testimoniano alcuni dei grandi eventi che hanno fatto la Storia e un mondo, soprattutto quello cinese, inesorabilmente cancellato proprio da quella travolgente corsa alla modernizzazione che Terzani stesso disprezzava pienamente. La duplice narrazione, attraverso le sue parole e i suoi scatti fotografici, ci restituiscono luoghi, volti, eventi intensamente vissuti e amati da un passato ormai lontano. Un’ultima possibilità di conoscere meglio l’affascinante animo dell’uomo Terzani.

Il viaggiatore (di Gary Jennings)

Il viaggiatore (di Gary Jennings)

IL VIAGGIATORE
di Gary Jennings
ed. BUR

Quello che non è stato osato scrivere sulle pagine del Milione, Gary Jennings ce lo serve, senza censure, ne peli sulla lingua, in un denso e avvincente romanzo storico-narrativo che immagina un Marco Polo, ormai anziano, raccontare particolari “piccanti” e vicende omesse prima circa il suo lungo e affascinante viaggio in Oriente.
In una narrazione fluida, accurata nei dettagli  e che non appesantisce mai gli occhi, Gary Jennings ricostruisce la vita e e i viaggi di Marco Polo.
Dall’esilio al quale è costretto dal doge veneziano, per un’improbabile questione di sottane, fino agli ultimi anni della vecchiaia densi di rimpianti e di ricordi del suo lungo peregrinare che nessuno, tra quelli che gli son più cari, desidera, ormai, ascoltare.
Il viaggio diviene per Marco Polo scuola di crescita e di maturità. Apprende le lingue più diffuse tra i mercanti lungo la Via della Seta, familiarizza con le usanze dei popoli nei quali si imbatte, resta senza fiato dinanzi all’imponenza delle montagne del Pamir o alla vasta desolazione del deserto persiano, scopre con sommo piacere, le sue doti di abile trombeur des femmes ovunque si presenti la minima occasione!
La sua innata curiosità unita al brillante ingegno suscitano l’interesse del Gran Khan che tratterrà il viaggiatore veneziano presso la sua sontuosa corte per molti anni affidandogli mansioni delicate in qualità di spia, soldato, mercante e persino di esattore delle tasse.
Gary Jennings ha scritto  uno dei più bei libri sul viaggiare che io abbia mai letto. Un avvincente racconto picaresco dettagliato nei particolari storici, a tratti spietato nella crudeltà,  ma anche condito di venature ironiche. Un romanzo che ricostruisce le emozioni, le paure, la curiosità e il talento di uno dei più grandi viaggiatori del passato.
Gli si può quindi perdonare qualche fantasia di troppo che, qua e la, affiora nella lettura. Una su tutte, il compito impartito da Khan Kubilai a Marco Polo di ingravidare l’intero harem di vergini orientali per creare una futura stirpe di valorosi mongoli!
Gran bel libro!