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In una stanza sconosciuta (di Damon Galgut)

In una stanza sconosciuta di Damon Galgut

DAMON GALGUT
In una stanza sconosciuta
ed. e/o

La strada è fatta di incontri e di persone soprattutto. Il protagonista dell’ultimo romanzo dello scrittore sudafricano Damon Galgut è un giovane ed irrequieto viaggiatore con zaino in spalla che esplora il mondo in solitaria senza avere un’idea precisa di quello che sta cercando. Ogni volta, tornare a casa è un’idea che lo deprime quel che basta per costringerlo a mettersi ancora in marcia e lasciarsi alle spalle la sua dimora fatta soltanto di un mucchio di scatoloni che vengono traslocati abitualmente di casa in casa di amici a Cape Town. Damon parte e si ritrova a seguire, quasi per inerzia, i percorsi di viaggiatori bizzarri ed enigmatici incontrati lungo la strada.

Nei tre paragrafi del romanzo, il viaggiatore sudafricano viene prima trattato da amante di un viaggiatore tedesco alquanto silenzioso ed enigmatico conosciuto in Grecia, poi lo troviamo accompagnatore di un gruppo di backpackers risalendo il continente nero e, infine, nel ruolo di guardiano in India di un’amica sull’orlo di un precipizio esistenziale. Non gli sarà facile dover digerire i lutti strada facendo, ma la volontà di rimettersi in cammino sarà decisamente sempre più forte e caparbia. Brillante esempio di romanzo che evoca, con pathos, stile ed intensa emozione, tutto lo spirito del viaggio nomade.

Narrativa di viaggio

Narrativa di viaggioIl viaggio visto come avventura, quale desiderio di fuga da una realtà spesso indesiderata o ancora come reportage di un inviato o semplicemente ricostruito con intelligenza e ironia. Sono innumerevoli le motivazioni che ci inducono a ricostruire un proprio viaggio attraverso parole, pensieri, emozioni vissute di prima persona. In un mondo sempre più piccolo e globale negli ultimi anni i singoli viaggiatori aumentano di pari passo con i libri che hanno per argomento proprio questo desiderio di prendere e partire. Molti scritti (male) alla ricerca di un piccolo momento di gloria tra gli scaffali delle librerie, altri (pochi) capaci di trasmettere odori, sensazioni ed emozioni del viaggio ad ogni nuova pagina.
Nel sempre più vasto repertorio della letteratura di viaggio esistente, vi propongo i libri che ho più apprezzato finora (in ordine alfabetico di autore). Nel sempre più vasto repertorio della letteratura di viaggio esistente, vi propongo i libri che ho più apprezzato finora (in ordine alfabetico di autore).

SENSI DI VIAGGIO (di Marco Aime)
IN TERRE LONTANE (di Walter Bonatti)
AVVENTURE IN AFRICA (di Gianni Celati)
LATINOAMERICANA (di Ernesto Che Guevara)
LUNGO VIAGGIO D’ADDIO (di Maurizio Chierici)
META’ CIELO, MEZZA LUNA (di Maria Silvia Codecasa)
VIAGGI IN SOLITARIO (di Gabriele Concato)
IL MILIONE (di William Dalrymple)
IN INDIA (di William Dalrymple)
QUELLA VOLTA CHE IN VIAGGIO (di Luciano Del Sette)
COSA TI PORTI DIETRO SE SAI DI NON TORNARE PIU’? (di R. Di Marco)
MILLEVITE (di Silvia Di Natale)
CONOSCERETE LA NOSTRA VELOCITA’ (di Dave Eggers)
SOUTH AMERICAN HANDBOOK 1924 (by Footprint travel guides)

IN UNA STANZA SCONOSCIUTA (di Damon Galgut)
L’ISOLA DELLE TARTARUGHE (di Sergio Ghione)
MOSAFER HASTAM – Viaggio in Iran (di Massimo Giannini)
FINALE DI ROMANZO IN PATAGONIA (di Mempo Giardinelli)
ULTIMA CHIAMATA (di Leo Hickman)
C’ERA UNA VOLTA L’ORIENTE (di Pico Iyer)
IL VIAGGIATORE (di Gary Jennings)
EBANO (di Ryszard Kapuscinski)
LUNA DI MIELE INTORNO AL MONDO (di Dominique Lapierre)
STRADE BLU (di William Least Heat-Moon)
NEI DESERTI (di Sven Lindqvist)
LA VIA CRUDELE (di Ella Maillart)
IL VENTO VIENE DALL’OVEST (di Sándor Márai)
SEGRETO TIBET (di Fosco Maraini)
PAROPAMISO (di Fosco Maraini)
IL TURISTA NUDO (d Lawrence Osborne)
L’ODORE DELL’INDIA (di Pier Paolo Pasolini)
VADO VERSO IL CAPO (di Sergio Ramazzotti)
TRANS EUROPA EXPRESS (di Paolo Rumiz)
LA LEGGENDA DEI MONTI NAVIGANTI (di Paolo Rumiz)
ANNIBALE, UN VIAGGIO (di Paolo Rumiz)
E’ ORIENTE (di Paolo Rumiz)
ATLAS OF REMOTE ISLANDS (di Judith Schalansky)
DALLA PARTE DELL’OMBRA (di Annemarie Schwarzenbach)
VERSO KABUL (di Annemarie Schwarzenbach)
LA FRONTIERA SCOMPARSA (di Luis Sepúlveda)
CHIEDILO AL PILOTA (di Patrick Smith)
DIARIO AUSTRALIANO (di Rodolfo Sonego)
I LUOGHI DELL’AVVENTURA (di Marco Steiner)
UN INDOVINO MI DISSE (di Tiziano Terzani)
UN MONDO CHE NON ESISTE PIU’ (di Tiziano Terzani)
DARK STAR SAFARI (di Paul Theroux)
OMBRE SULLA VIA DELLA SETA (di Colin Thubron)
QUATTRO AMICI (di Davide Trueba)
MILLENNIO (di Manuel Vásquez Montalbán)
IL NOMADE DILETTANTE (di Giovanni Verusio)
IN SEARCH OF CAPTAIN ZERO (di Allan C. Weisbecker)

Viaggio con Charley (di John Steinbeck)

Viaggio con Charley (di John Steinbeck)Quando ero giovane e avevo in corpo la voglia di essere da qualche parte, la gente matura m’assicurava che la maturità avrebbe guarito questa rogna. Quando gli anni mi dissero maturo, fu l’età di mezzo la cura prescritta. Alla mezza età mi garantirono che un’età più avanzata avrebbe calmato la mia febbre. E ora che ne ho cinquantotto sarà forse la vecchiaia a giovarmi. Nulla ha funzionato. Quattro rauchi fischi della sirena d’una nave continuano a farmi rizzare il pelo sul collo, e mettermi in movimento. Il rumore d’un aereo a reazione, un motore che si scalda, persino uno sbatter di zoccoli sul selciato suscitano l’antico brivido, la bocca secca, le mani roventi, lo stomaco in agitazione sotto la gabbia delle costole. In altre parole, non la miglioro. Vagabondo ero, vagabondo resto. Temo che la malattia sia incurabile. Metto giù questa roba non per istruire gli altri, ma per informare me stesso. Quando il virus dell’irrequietezza comincia a impadronirsi di un uomo caparbio, e la strada che porta via da Qui pare larga e diritta e agiata, la vittima deve anzitutto trovare in se stessa una ragione buona e sufficiente per andare. Ciò non è difficile al vagabondo attivo.

Egli può scegliere in un’intera foresta di ragioni innate. Poi deve programmare il suo viaggio nel tempo e nello spazio, scegliere una direzione e una destinazione. E infine deve attrezzare il viaggio. Come andare, cosa prendere, quanto star via. Questa parte del procedimento, è invariabile e immortale. La metto giù solo perché i neofiti del vagabondaggio, come minorenni dinanzi a un peccato di nuova scelta, non pensino che me la sia inventata.
Una volta che il viaggio sia programmato, attrezzato e avviato, subentra un fattore nuovo, e predomina. Un viaggio, un safari, un’esplorazione, è un’entità, diversa da ogni altro viaggio.
Ha personalità, temperamento, individualità, unicità. Un viaggio è una persona a sé; non ce ne sono due simili. E sono inutili progetti, garanzie, controlli, coercizioni. Dopo anni di lotta scopriamo che non siamo noi a fare il viaggio; è il viaggio che “fa” noi. Guide, orari, prenotazioni, inevitabili e rigidi, vanno diritti a naufragare contro la personalità del viaggio. Solo quando abbia riconosciuto tutto questo, il vagabondo “in vitro” può abbandonarsi e accettare la realtà. Soltanto allora cadono le frustrazioni. In questo, un viaggio è come un matrimonio. La maniera sicura per sbagliare è credere di tenerlo sotto controllo. Ora mi sento meglio, perché l’ho detto, anche se lo capiranno solo quelli che lo han provato.

John Steinbeck
Viaggio con Charley

Il turista nudo (di Lawrence Osborne)

IL TURISTA NUDO (di Lawrence Osborne)

IL TURISTA NUDO
di Lawrence Osborne
Ed. Adelphi

Una volta era il Grand Tour. Lo avevano inventato, un paio di secoli fa, gli inglesi come strumento di scoperte e apprendimento in giro per il mondo. Oggi cosa resta del viaggio in un’epoca dove il turismo è divenuto l’industria con il più alto fatturato economico sul mercato? Esiste ancora un angolo di mondo incontaminato dove si può viaggiare realmente? Lawrence Osborne, scrittore, giornalista britannico con innumerevoli collaborazioni per pubblicazioni statunitensi, nonchè narratore nato, in questo suo bellissimo libro racconta la propria ricerca di un altrove incontaminato che, dopo una lunga ricerca su internet, individua nell’isola di Papua Nuova Guinea. Per arrivarci compie un tragitto in aereo che lo porterà a far tappa in diversi posti (altamente contaminati) dell’Asia.

Inizia da Dubai, l’emirato che negli ultimi anni ha trasformato un piccolo porto di pescatori di perle in una colossale Las Vegas turisitica e commericale nel deserto della penisola arabica su iniziativa di sceicchi accorti e futuristi. Da Dubai, Osborne vola alle isole Andamane perse nel golfo del Bengala. Qui scopre che queste isole indiane, ripresesi dalla tragedia dello tsunami, stanno per essere trasformate in un nuovo paradiso turistico: Tutti quei discorsi sulle Andamane come le nuove Seychelles, o le nuove Maldive, mi avevano ricordato quanto detestassi sia le une che le altre, due casi da manuale di Ovunque adattati alle fantasie utopistiche della clientela, scrive nel suo libro Osborne. In Thailandia troviamo lo scrittore alle prese con la tappa più esilarante quando visita un’intera città dedicata a ogni immaginabile cura del corpo a prezzi davvero concorrenziali tra chirurgie estetiche di ogni tipo, anche cambi di sesso. Mitica rimane l’esperienza personale di un lavaggio del colon! Dopo aver visitato Bali, Osborne vola finalmente a Papua, un’isola immensa che sembra l’ultimo paradiso perduto sulla terra tra cime di monti avvolti da nubi perenni e ghiacciai che scivolano su gigantesche foreste pluviali in massima parte inesplorate e abitate da isolate tribù primitive. Qui, lo scrittore si ritroverà ricoperto, in un luogo remoto della giungla, di strane farfalle nel bel mezzo di un’orgia tribale!

Il Grand Tour, probabilmente, non esiste più in un mondo ormai trasformato in un clone kitch delle nostre fantasie, ma questo libro basta a farci recuperare il lato avventuriero del viaggio e a condirlo di tanta ironia e divertimento nel tentativo di riderci almeno un pò su.