Sovrappeso

carta d'imbarcoAeroporto di Seattle. L’ampio salone delle partenze è inondato di luce primaverile. Seguo il muro umano di passeggeri che percorrono, ordinatamente, un labirintico reticolo di cordoni segnapercorso diretto verso la distesa di banchi del check-in. Un’impiegata della compagnia aerea controlla scrupolosamente il peso dei singoli bagagli di ciascun passeggero.

Con la proverbiale gentilezza anglosassone ed un sorriso da pubblicità del dentifricio stampato in volto, mi invita a posare il mio zaino sulla bilancia elettronica. Superata la prova del peso limite ammesso tocca adesso al mio zainetto fotografico che, per un chilo e mezzo di troppo, viene bocciato. L’impiegata mi invita, sempre sorridendo, a togliere qualcosa dallo zainetto per ristabilire il peso ammesso e ad infilarlo nello zaino più grosso. Ribatto sconsolato che trattandosi di attrezzatura fotografica delicata e costosa non posso correre un simile rischio. Lei, come un disco incantato, mi ripete che il regolamento della compagnia aerea non ammette bagagli a bordo che superino gli otto chili e io le rinfaccio, educatamente ma con la pazienza già al limite, che la stessa compagnia aerea all’andata non aveva fatto storie per il peso così come in altri voli precedenti. Lei, unendo in perfetta simbiosi rigore teutone con ottusità stelle e strisce, sta per propinarmi un’altra volta il regolamento in un inglese sgraziato dall’accento tedesco, quando in volto una lampadina le si accende, all’improvviso, neanche avesse scoperto una teoria scientifica rivoluzionaria.

Si metta la macchina fotografica a tracollo e ripesiamo il suo zainetto, sentenzia e, per poco, l’espressione del suo volto non grida al miracolo quando vede il responso digitale: guardi, adesso pesa meno di 8 chili. Lei, adesso, è autorizzato a portare il suo bagaglio a bordo dell’aereo. Resto inebetito dinanzi al tortuoso ragionamento pirandelliano col quale l’impiegata si è tirata fuori dall’impaccio di dover rifiutare il mio bagaglio.
Sto per ribattere un tantino incazzato ma lei è così soddisfatta della sua genialata che decido di proseguire verso il check-in. La mia Nikon ritorna nello zainetto che riacquista così il peso oltremisura. Dietro di me, l’impiegata ha già dimenticato il mio volto ed elargisce il suo aggressivo sorriso da dentifricio ad un nuovo passeggero in coda invitandolo a voler cortesemente poggiare i suoi bagagli sulla bilancia elettronica.

Commenti

commenti

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestEmail this to someonePrint this page

4 pensieri su “Sovrappeso

  1. Ahahahah questa è mitica… meglio di quando unii, con lo scotch da pacchi, due piccoli zainetti per farli diventare uno, perché era ammesso SOLO UN bagalio a mano :-DDD

  2. Molto carino questo aneddoto!
    Ricordo che il viaggio di ritorno da Saragozza con Ryanair (maledetta Ryanair!!!) avrei dovuto farlo vestita come se fossi in partenza per la Groenlandia! Avevo più cose addosso che nella valigia! Avevo fatto spese pazze e ingombranti e non potevo tornare a casa come ero partita!
    Sono arrivata in aereo e mi sono tolta tutti gli strati di vestiti fino a quello originario e poi sono sbarcata tenendo tutto in mano!!! fantastico!!!

I commenti sono chiusi.