Rapa Nui, il misterioso “ombelico del mondo”

Rapa NuiMisteri e perplessità per la gioia di storici ed archeologi aleggiano ancora nel passato di Rapa Nui, piccola e sperduta isola nel Pacifico meridionale, meglio conosciuta come Isola di Pasqua. Poco si conosce ancora circa la provenienza dei suoi abitanti originari e riguardo ai famosi moai divenuti icona in tutto il mondo di questa isola  lontana da tutto e da tutti. Le più recenti teorie  degli studiosi in materia fanno risalire al V secolo l’arrivo a Rapa Nui dei primi abitanti. Probabilmente avevano raggiunto questo angolo sperduto nell’oceano provenienti dalle  lontane isole Marchesi o forse dalle isole Cook.

In una società dominata da una casta sacerdotale e dove erano  presenti una classe guerriera oltre a operai ed artigiani gli abitanti iniziarono a crescere e moltiplicarsi fino a rappresentare una seria minaccia per le limitate risorse alimentari ed agricole disponibili sull’isola. Si  suppone ancora oggi che questa sia stata la ragione principale dello scatenarsi di una serie di conflitti  sanguinosi tra gli isolani circa il possesso delle terre coltivate che ridussero notevolmente il numero degli  abitanti. L’arrivo degli Europei nell’isola di Pasqua sul finire del XVII secolo contribuì a decimare ulteriormente  la popolazione locale con deportazioni per schiavitù in Sud America o per effetto delle malattie apportate dagli  stessi colonizzatori e contro le quali poco o nulla potevano fare gli isolani per difendersi.

Mappa di Rapa Nui

La scomparsa degli  abitani locali ha lasciato nel mistero il significato di tutte quelle centinaia di statue in pietra vulcanica che i  primi Europei videro al loro arrivo a Rapa Nui spesso coricate e seriamente danneggiate, alcune ancora erette  verticalmente contro il cielo. I moai erano presumibilmente dei tumuli funerari alti mediamente 5-7 metri (il più  alto addirittura 21 metri ma rimasto incompiuto!) che sorgevano spesso su piattaforme di pietre vulcaniche tenute  insieme da muri di sostegno dette ahu. Avevano teste allungate e di forma rettangolare, nasi prominenti, bocca  piccola, labbre sottili e con lineamenti del volto ben delineati. L’ampio cratere del vulcano Rano Raraku ospitava  la cava da dove venivano estratti i grossi blocchi di tufo utilizzati per la costruzione dei moai.

Ancora oggi  sulle pendici dell’antico vulcano giacciono sparsi decine di moai di ogni grandezza e nelle condizioni più  svariate, spesso sepolti fino alla testa nel terreno. Molti di loro sono rimasti incompiuti a testimonianza di un  probabile graduale calo del lavoro. I moai venivano scolpiti a faccia in su in posizione orizzontale e soltanto la  schiena era attaccata alla roccia. Alcuni moai venivano “abbelliti” da una sorte di copricapo cilindrico rossastro  detto pukao, forse un’acconciatura un tempo diffusa tra i maschi che popolavano l’isola. Successivamente il moai veniva staccato ed eretto verticalmente in un canale precedentemente scavato dagli operai per le ultime rifiniture.  Quindi, per mezzo dei tronchi delle palme, venivano fatti rotolare verso gli ahu spesso situati a strapiombo sul  mare dove venivano poi eretti definitivamente con lo sguardo rivolto in direzione opposta all’oceano. Anche questo  resta uno dei tanti misteri di quest’isola soprannominata dai suoi stessi abitanti originari “l’ombelico del mondo”.

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