Inciampando in Cesaria

Cesaria Evora

Agosto 2002

Boa Vista è stata l’ultima delle quattro isole capoverdiane esplorate. Il rientro in patria a tappe aeree inizia da un minuscolo turboelica che mi deposita a Sal in un quarto d’ora di volo soltanto sulla verticale dell’oceano increspato dal vento. Ritiro lo zaino e, prima di un altro check-in, l’improvviso desiderio di un caffè mi catapulta nell’unico bar del piccolo aeroporto. Pochi passeggeri intorno a me. La maggioranza dei tavolini impolverati attende qualcuno che si accomodi.

Ordino un caffè e nella mia cronica distrazione per poco non inciampo in un caleidoscopico mucchio di bagagli che si addossano contro il tavolino occupato da una giunonica signora capoverdiana placidamente seduta a piedi nudi. Un altra immigrata rientrata a casa per le vacanze estive con un esercito di doni da distribuire ad amici e parenti, dico tra me e me riguadagnando goffamente l’equilibrio e mi dirigo verso un tavolino con la mia tazzina di caffè. Soltanto una volta seduto mi accorgo di un nugolo di individui che circondano la sorridente grossa signora e tra questi spunta persino una telecamera e una persona con tanto di microfono che la sta intervistando. Sgrano gli occhi, la osservo meglio e subito riconosco il volto della signora che esplode in improvvise risate tra una Marlboro e l’altra.

Cesaria Evora, la regina capoverdiana della suadente morna è a pochi passi da me e a portata immediata di un autografo. Attende un volo interno che la riporti nella sua città natale di Mindelo di ritorno da una tournée musicale europea. La sua voce calda e talentuosa ha contribuito a rendere famosa la melodia suadente e nostalgica di questa musica nata nel piccolo arcipelago inghiottito dalle acque dell’Atlantico che canta di melanconiche storie di amori ed emigrazione. e ha accompagnato musicalmente i miei spostamenti da un’isola all’altra in questo mio viaggio. Dalla mia guida turistica spunta una cartolina sopravvissuta alle spedizioni agli amici rimasti a casa e avvicinandomi ad una particolarmente sorridente Cesaria le chiedo di omaggiarmi di un autografo. Quella cartolina con tanto di dedica e autografo ancora oggi è incorniciata nel mio salotto.

A distanza di una decina di anni, riaffiora quel lontano incontro casuale alla triste notizia diffusa come un pugno allo stomaco dallo radio elvetica nel caldo abitacolo dell’auto che scivola sulla strada buia ed innevata fuori St. Moritz. Cesaria se ne è andata all’improvviso e le sue nostalgiche melodie, dense di emozione e di avvolgenti suoni, scivoleranno morbide, da ora in poi, soltanto in un lungo ed indelebile ricordo.

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2 pensieri su “Inciampando in Cesaria

  1. Grande Cesaria, mi spiace apprendere che non è più tra noi.
    Io l’ho conosciuta per un’ unica canzone: “Tiempo y silencio”…
    bellissima :-)

  2. A GENNAIO 2012 A MINDELO HO APPRESO DELLA SUA SCOMPARSA DA UNA ENORME FOTO APPESA NELLA PIAZZA DEL MERCATO. UNA SENSAZIONE TRISTE E DOLOROSA PRESENTE NEL FOTOLIBRO SU MINDELO. VIVRA SEMPRE NELLA SUA MUSICA.

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