In volo da Francoforte a Milano

In volo da Francoforte a Milano

In volo da Francoforte a Milano
Agosto 1997

Una processione di divinità buddha dai volti serafici e avvolte in tonache arancioni a coronare il perimetro di un antico monastero di Ayuthaya, un’allegra tavolata a Kuta a riunire una simpatica compagine tutta italiana, in navigazione verso Ujung Kulon con le esibizioni di un delfino a riempirti il cuore nel controluce di un tramonto.
Carosello di immagini e situazioni di un mese trascorso nel sudest asiatico che la mia mente ripercorre nel ridicolo tentativo di farmi dimenticare di essere in realtà a bordo di un Airbus vittima di forti turbolenze incontrate nella sua rotta.
Francoforte-Milano: un’ora di viaggio che la mia fifa rende interminabile come un volo intercontinentale. Cintura stretta a più non posso alla vita, gambe, schiena e sedile un tutt’uno, paura a novanta, qualche giorno di vita in meno e qualche capello bianco in più quando una improvvisa perdita di quota dell’aereo fa volare per terra una hostess e il cestino di panini imbottiti che stava distribuendo come magro spuntino offerto dalla Lufthansa. Con lo sguardo imploro complicità e solidarietà nel passeggero spagnolo che mi siede accanto: nella più totale indifferenza (o incoscienza? ) se ne sta leggendo il giornale. Prima si atterra, meglio sarà. Zurigo sfila settemila metri sotto i miei piedi.
Trenta minuti di volo ancora e saremo a Milano annuncia gioviale la voce del comandante. Ammesso che la volontà divina sia altrettanto d’accordo nella sua previsione!

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