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Benvenuti nel sito personale di Stefano, web designer, fotografo freelancer per celebri agenzie fotografiche internazionali quali ALAMY e GETTY IMAGES, organizzatore di workshop fotografici a Barcellona ma soprattutto viaggiatore. Fin dal 2000 BACKPACKER.it ospita i racconti, le emozioni, i ricordi e le immagini dei suoi viaggi in una sessantina di paesi del nostro pianeta, oltre ad una sezione dedicata alla narrativa e agli articoli di viaggio, una guida ai siti utili per organizzare al meglio un viaggio con lo spirito da backpacker e tutto ciò che può incantare un viaggiatore con zaino in spalla. Buona navigazione!

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Vedere una volta sola vale ben di più che ascoltare centinaia di volte.
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MALESIA

Melaka, Malaysia
Agosto 1996

Martin se ne sta sdraiato a letto. Ha tagliato i fili con il mondo. Risucchiato dalla stesura di nuove pagine di quello che sta ormai divenendo un enciclopedico diario, dubito che per il resto della serata darà sostanziali cenni di sé nella stanza. Sotto l’effetto di una flebo cartacea, la penna con cui sta scrivendo è l’ago che lo tiene ancora fisicamente presente in questo mondo. Per il resto è prigioniero di un coma temporale che lo incita a scavare indietro nel tempo per ricostruire minuziosamente un’altra sua giornata da strappare al calendario in questo sud est asiatico che da un paio di anni, tra un contratto di lavoro a Singapore ieri e uno a Jakarta domani, va ormai esplorando in ogni suo angolo.  Un geco aggrappato alla parete sembra voler sbirciare i suoi resoconti.

Le due ragazze svedesi hanno finalmente smesso di fare combriccola e sono sprofondate nel sonno, facendo così compagnia ad un bel ragazzo finlandese con il corpo seminudo e abbronzato disteso un letto più in là. Pare uscito da una pubblicità degli slip di Calvin Klein. Vinto dalla stanchezza si è già addormentato e a giudicare dal tenue sorriso dipinto in volto si direbbe che stia sognando i cerulei laghi e i boschi sotto il fresco immenso cielo della sua Finlandia, che rivedrà tra non molte ore di volo, dopo tre mesi di dottorato di ricerca trascorsi a Bangkok.

Ho divorato le ultime pagine di un libro di Sepulveda. E’ tardi, ma di dormire non se ne parla nemmeno. Il caldo è quello del dopocena, quando l’immobilità equatoriale è più difficile da mandar giù. L’umidità, già opprimente a queste latitudini, dilaga ulteriormente; sembra di sentirla con il coltello in questa mansarda divenuta per tutti noi una sauna indesiderata; le pale del ventilatore, annerite da due dita di polvere, più di tanto non alleviano. Opto allora per una birra ghiacciata e decido di catapultarmi giù nel bar di questa antica casa in stile cinese, che ospita una delle più graziose guest house di Melaka. Pavimenti in linoleum dappertutto, divani dai colori delicati e vasi orientali lungo gli stretti corridoi e come di rigore, in ogni casa orientale, le scarpe lasciate all’ingresso.

Fuori, il cielo imperterrito continua a vomitare senza ritegno tonnellate di pioggia irruente sullo sfondo di una esibizione pirotecnica di lampi e fulmini. Puntualmente, ogni sera, le nubi temporalesche, formatesi come imponenti funghi atomici su Sumatra durante il giorno, scaricano sulla città le loro micidiali bombe d’acqua; i canali di scolo ai lati delle strade minacciano di tracimare e allora addio ai miei programmati quattro passi prima della nanna, per le labirintiche strade del quartiere cinese.

Alba sulla spiaggia dell'isola di Tioman con sfondo di minacciosi cumulonembi (Malesia)

Di tutti i quartieri di Melaka, autentici e variegati microcosmi etnici, quello cinese mi pare il più bello. Caleidoscopico nei colori e nelle sue mille sfaccettature, gli odori si mescolano al fritto dei nasi goreng e delle anatre cucinate nelle improvvisate bancarelle in strada e all’incenso dei bastoncini appesi ad ogni uscio, per tenere lontani gli spiriti cattivi. All’ingresso di un’antica farmacia arredata in legno, si diffonde un caratteristico profumo speziato e di balsami aromatizzati.  Sembra voler sottolineare solidità e tradizione, neanche fosse una banca, nei soffitti altissimi e nel proliferare degli scaffali dietro i banconi, bella come certe nostre drogherie di un tempo. In strada, come di consueto, tanto brusio. Le porte si aprono su botteghe indaffarate; nei mercati le perfette contraffazioni di jeans Armani e delle t-shirt Billabong moltiplicano quel vorticoso senso degli affari in cui i cinesi da sempre sono maestri. Si mercanteggia e si produce di continuo, quasi a voler confermare ancora quel primato nel commercio che questa città di mare, già cinque secoli fa, aveva strappato a lontane città rivali, come Venezia.

Barbiere di strada a Singapore

Se a Sarajevo il meccanismo della pacifica coesistenza si è irrimediabilmente inceppato, qui a Melaka, complice le serafiche origini orientali di questa gente, le diverse religioni non si fronteggiano e indiani, malesi e cinesi convivono in piena armonia. La preghiera del muezzin, intonata in arabo nel canto divulgato dal minareto della vicina moschea, in questa serata burrascosa si confonde con le campane a festa della chiesa di San Pietro. Ci si raccoglie in preghiera anche nel vicino tempio hindu e chissà se anche in quello buddista, visitato nel pomeriggio, la bimba rapata a zero e avvolta in una tonaca quasi più grande di lei starà ancora inneggiando a canti e benedizioni correndo sotto lo sguardo curioso di statue di divinità uscite pari pari dalla fantasia di Botero.

Tempio cinese, Melaka (Malesia)

Dinanzi all’Eastern Heritage una moltitudine di cinesi vestiti a festa siede riparata dalla pioggia nei tavolini all’aperto. Una festa per l’inaugurazione di un nuovo locale avevamo ipotizzato io e Martin di ritorno da un warung. Niente di più sbagliato. La gentile signora cinese che gestisce l’ostello, venendo incontro alla mia curiosità, mi spiega che tutta quella moltitudine è, da qualche giorno, li per vegliare sul corpo di un defunto: Nella nostra tradizione, più è ricca la famiglia, nella cui casa la persona è deceduta, più fasti e lunghi sono i preparativi cerimoniali. Gli ospiti omaggiano il defunto con doni da utilizzare nella vita ultraterrena, soprattutto mazzi di banconote finte. Mica scemi i cinesi! Abbandonato il libretto rosso in terra, la bella vita inizia da morti!

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Categorie: Asia, I MIEI VIAGGI | Nessun Commento »

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