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Benvenuti nel sito personale di Stefano, web designer, fotografo freelancer per celebri agenzie fotografiche internazionali quali ALAMY e GETTY IMAGES, organizzatore di workshop fotografici a Barcellona ma soprattutto viaggiatore. Fin dal 2000 BACKPACKER.it ospita i racconti, le emozioni, i ricordi e le immagini dei suoi viaggi in una sessantina di paesi del nostro pianeta, oltre ad una sezione dedicata alla narrativa e agli articoli di viaggio, una guida ai siti utili per organizzare al meglio un viaggio con lo spirito da backpacker e tutto ciò che può incantare un viaggiatore con zaino in spalla. Buona navigazione!

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All’orizzonte di quell’oceano ci sarebbe stata sempre un’altra isola, per ripararsi durante un tifone, o per riposarsi e amare Quell’orizzonte aperto sarebbe stato sempre lì, un invito ad andare.
-Hugo Pratt

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Labuanbajo, Flores, Indonesia
Agosto 2009

In un radioso mattino di sole del 1974 il barone svizzero von Reding Biberegg lasciò i suoi compagni di viaggio all’accampamento per compiere una passeggiata nel vicino bosco generoso di ombra. Prossimo agli ottant’anni per l’anagrafe ma ancora dotato di un acceso e giovane spirito avventuriero che lo aveva spinto fin quella minuscola isola dello sterminato arcipelago indonesiano, il barone sparì nel nulla. Le ricerche portarono solo al ritrovamento della sua macchina fotografica e di una scarpa insanguinata quale macabro presagio. Il ricco turista elvetico non era stato che il primo di una successiva lunga serie di stranieri ad essere ucciso e divorato da un Varanus Komodoensis meglio conosciuto come dragone di Komodo. L’ultimo, in ordine di tempo, a subire la stessa triste sorte un turista tedesco, appena un paio di mesi fa.
La piccola imbarcazione da pesca spinta da uno scoppiettante motore che impregna le mie narici con un nauseabondo ed acre odore di benzina e che mi martella la testa come un’emicrania, ha la prua rivolta in direzione di Pulau Rinca, una delle due isole che formano il parco nazionale di Komodo dove trovano dimora remota e protezione assicurata le ultime migliaia di esemplari rimasti del temibile e gigantesco rettile di lontana origine preistorica.

In un radioso mattino di sole del 1974 il barone svizzero von Reding Biberegg lasciò i suoi compagni di viaggio all’accampamento per compiere una passeggiata nel vicino bosco generoso di ombra. Prossimo agli ottant’anni per l’anagrafe ma ancora dotato di un acceso e giovane spirito avventuriero che lo aveva spinto fin quella minuscola isola dello sterminato arcipelago indonesiano, il barone sparì nel nulla. Le ricerche portarono solo al ritrovamento della sua macchina fotografica e di una scarpa insanguinata quale macabro presagio. Il ricco turista elvetico non era stato che il primo di una successiva lunga serie di stranieri ad essere ucciso e divorato da un Varanus Komodoensis meglio conosciuto come dragone di Komodo.

Dragone di Komodo

L’ultimo, in ordine di tempo, a subire la stessa triste sorte un turista tedesco, appena un paio di mesi fa.  La piccola imbarcazione da pesca spinta da uno scoppiettante motore che impregna le mie narici con un nauseabondo ed acre odore di benzina e che mi martella la testa come un’emicrania, ha la prua rivolta in direzione di Pulau Rinca, una delle due isole che formano il parco nazionale di Komodo dove trovano dimora remota e protezione assicurata le ultime migliaia di esemplari rimasti del temibile e gigantesco rettile di lontana origine preistorica.

Il panorama circostante a pelo dell’acqua mi distoglie dall’adrenalinica attesa del mio sbarco, inghiottendomi nella sua serafica e variopinta cornice. Nella vasta baia di Labuanbajo, disseminata di incantevoli isole color del grano, una più scenografica dell’altra, l’azzurro cobalto del cielo si stringe in un lacerante abbraccio con quello del mare annientando quasi la linea separatrice dell’orizzonte ottico. Cristalline pennellate turchesi marcano le acque prospicienti selvaggi atolli rivestiti di spiagge inviolate e di rigogliose mangrovie. Il mare sembra volermi chiamare a se come il canto di una sirena nel mattino col sole che già mi cucina la testa.

Dopo oltre due ore di navigazione, attraverso questo mirabolante Eden marino, aggiriamo il versante occidentale di Pulau Rinca per poi approdare in un poster da agenzia viaggi: una insenatura di mare turchese poco profondo a ferro di cavallo incorniciata in uno sfondo di folta vegetazione tropicale. Sul molo che segna l’ingresso al parco i custodi indonesiani tradiscono, con reciproche occhiate interrogative, tutta la loro preoccupazione osservando una bianca garza che stringe la mia gamba sinistra abbronzata, ricordo di un’ustione regalatami da una caduta dal motorino a Lombok. Non è lo stato della ferita ad appiattire i loro umori, ma il timore che il sangue, eventualmente celato dalla benda, funga da succulento richiamo per i giganteschi varani dotati, mi dicono ancora non tranquillizzati evidentemente del tutto, di un olfatto sensibile anche a diversi chilometri di distanza.

Biglietto d'ingresso al Parco nazionale di Komodo

Li rassicuro che sotto la benda non c’è traccia di sangue ma quasi come un presagio ecco materializzarsi da uno spuntone di roccia scosceso sul mare il corpo squamoso di un dragone. Si è strategicamente sdraiato all’ombra alla fine del molo con una parvenza mansueta ma ogni passo che mi avvicina a lui si rafforza la mia consapevolezza inondata di sudore e di accelerati battiti cardiaci che il bestione non si sia piazzato li per caso. Due giovani guardiani gli si sono stretti intorno armati di pertiche dissuadenti da infilargli in bocca nel malaugurato caso che gli saltasse in mente di scegliermi per colazione vista anche l’ora. Superato a sangue freddo il suo apparente assedio in una manciata di secondi che mi sono però parsi un’eternità per via della preoccupazione dei guardiani circa la mia ferita, le mie gambe hanno velocemente guadagnato un polveroso sentiero tutto in salita verso lo chalet sede del parco che pare uscito da un panorama svizzero. Una volta pagati i vari balzelli che mi hanno praticamente svuotato il portafogli, mi sono immerso in quest’angolo preistorico del pianeta.

In navigazione verso Pulau Rinca, Parco nazionale di Komodo

Dei dragoni di Komodo ancora oggi si sa ben poco. Morfologicamente assimilabile ad una gigantesca lucertola, il suo corpo squamoso può raggiungere una lunghezza di oltre due metri e pesare più di un quintale. E’ carnivoro ma stranamente ci sono voluti altri tributi umani, dopo lo sfortunato barone svizzero, perché la scienza si decidesse finalmente a confermare a pieno titolo la sua pericolosa aggressività anche nei confronti dell’uomo. La giovanissima guida del posto, che mi accompagna all’interno dell’isola alla ricerca dei giganteschi varani, mi racconta nel suo inglese labiale i loro metodi di caccia. A Rinca così come nella vicina Komodo vivono anche bufali d’acqua, piccoli cervi e una nutrita colonia di scimmie dispettose che da sempre costituiscono i pasti prediletti dei dragoni. Le loro fortissime unghie ricurve unite alla robustezza dei denti seghettati non lasciano scampo alla preda che viene morsicata nel posteriore e iniettata di una contraerea di micidiali germi patogeni per mezzo della lunga lingua biforcuta. Il dragone attende quindi il lento decesso della vittima che, nel caso del bufalo, può impiegare anche qualche giorno e solo allora ha inizio il suo pasto vero e proprio che inizia dal settore anale per propagarsi quindi verso la cassa toracica in una operazione di vero svuotamento interno dello sfortunato animale.

Palma a Pulau Rinca, Parco nazionale di KomodoNelle due ore di cammino sulle alture dell’isola in un mondo color ocra interrotto da altissime palme e vaghe boscaglie avvistiamo diversi esemplari immobili impigriti dal sole feroce che dall’alto disegna un mondo senza ombra alcuna. Tempo fa uno di loro ha ucciso un bambino a morsi si volta a dirmi il ragazzino che mi accompagna mentre il sali e scendi del sentiero scosceso tra le pietre mette a dura prova il mio equilibrio e di getto, come tutti gli indonesiani quando incontrano un turista, mi chiede di dove sono e dove cavolo stia andando. Ci sono molti italiani in questo periodo mi apostrofa una volta soddisfatta la sua curiosità. In realtà, nonostante la demonizzata recessione economica globale ossessivamente ventilata dalla stampa, il numero di viaggiatori di ogni nazionalità nei quali mi sono imbattuto, anche al di fuori dello scontato epicentro balinese, è nauseante.

Anni fa dicevi Indonesia e la maggioranza dei viaggiatori ti rispondeva in coro Bali quasi a conferma che oltre le colonne di Ercole di quell’isola decantata ci fosse solo l’ignoto. Poi sempre più viaggiatori “intraprendenti” si sono spinti a levante alla conquista di bianche spiagge inviolate e luoghi ancora incontaminati dal turismo: le Gili (che nel mio ultimo viaggio indonesiano di tanti anni fa erano ancora prive di elettricità), Lombok (sempre più la nuova Bali per chi la vecchia Bali non l’ha mai vista) fino alle nuove frontiere di Sumba, Flores e Sulawesi. Internet e il poter volare sempre più a costi contenuti anche nel lungo raggio hanno accresciuto il numero di viaggiatori desiderosi di spingersi verso nuove terre promesse.

I dragoni fino a pochi anni fa non se li filava nessuno ma i documentari televisivi in stile National Geographic devono aver spinto molto sui dinosauri negli ultimi tempi in tutto il mondo se il numero di turisti nel parco in questo periodo si avvicina minacciosamente a quello degli abitanti indigeni! Non è una gran bella notizia il preoccupante incremento della popolazione turistica mondiale per la salvaguardia di tutti quei fragili ecosistemi alla pari di Komodo sparsi per il pianeta. Poter viaggiare in un luogo remoto senza il rischio di imbatterti nel tuo vicino di casa diventerà sempre più arduo in futuro ma rientrando a Labuanbajo su un mare che sembra una steppa schiumata agitata dal vento mi è scappato un sogghigno divertito. Più turisti a Komodo per i dragoni significherà soltanto maggiori possibilità di banchetto assicurato!

Tramonto sulla baia di Labuanbajo, Flores

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Categorie: Asia, I MIEI VIAGGI | Commenti disabilitati

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