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Benvenuti nel sito personale di Stefano, web designer, fotografo freelancer per celebri agenzie fotografiche internazionali quali ALAMY e GETTY IMAGES, organizzatore di workshop fotografici a Barcellona ma soprattutto viaggiatore. Fin dal 2000 BACKPACKER.it ospita i racconti, le emozioni, i ricordi e le immagini dei suoi viaggi in una sessantina di paesi del nostro pianeta, oltre ad una sezione dedicata alla narrativa e agli articoli di viaggio, una guida ai siti utili per organizzare al meglio un viaggio con lo spirito da backpacker e tutto ciò che può incantare un viaggiatore con zaino in spalla. Buona navigazione!

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Non camminare dietro di me, potrei non esserti guida. Non camminare davanti a me, potrei non seguirti. Cammina al mio fianco, ed insieme troveremo la via.
-Albert Camus

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MAROCCO

MAROCCO

Marocco
Agosto 1999
In viaggio verso Tinherir

Tuareg

Un viaggio su uno sgangherato autobus corroso dal tempo e impolverato, a più strati, dalla sabbia del deserto costituisce un libro aperto da sfogliare per conoscere più da vicino le abitudini e la cultura di un popolo. La Lonely Planet nello zaino aiuta a girare il Marocco in lungo e largo, ma l’improbabile autobus sul quale ci troviamo, che reca su un fianco, scolorita dal tempo, un’ancor più improbabile scritta Todra Express, diviene lo strumento per capire meglio la sua gente. Abbiamo lasciato di buon mattino il piccolo villaggio di Rissani, di ritorno dalle magiche dune di sabbia di Merzouga di color rossastro o albicocca a seconda della luce del giorno e, a bordo di un autobus locale, il nostro viaggio punta adesso verso Tinerhir. Ci attendono le aspre gole di Todra.

Il Todra Express ha conosciuto tempi decisamente migliori quando girava da qualche parte in Europa in qualità di autobus vero e proprio. Poi, chissà in che epoca, raggiunti i limiti di sicurezza europei circa usura e chilometraggio e oltre i quali per noi si annuncia ipotizzabile solo la rottamazione, qualcuno, decise di sbarazzarsi dello scomodo mezzo mascherando l’atto quale piccolo gesto ipocrita di solidarietà e di amicizia tra popoli. Strano rapporto abbiamo con l’Africa. Andiamo a fare gli ecologisti nei suoi parchi tra elefanti e leoni e, intanto, lo trasformiamo anche in una immensa discarica, inviandogli tutto ciò che da noi è ormai vecchio e inquinante. Contraddizioni del mondo occidentale!

Il Todra Express giunge nella piazza principale di Rissani, annunciato da un trionfale concerto di clacson e dalla nuvola di polvere e sabbia sollevata. Neanche il tempo di far scendere i passeggeri e si scatena subito la bagarre. Il venditore di biglietti, che scopriremo essere poi anche il nostro cabin attendant, urla in arabo chissà cosa, lo sciame di gente che gli si raccoglie davanti gli replica urlando più forte chissà cos’altro ed ecco venirne fuori un assordante e vivace coro di lamenti, imprecazioni e incazzature varie tra i quali alcuni bambini si districano velocemente elemosinando caramelle e matite.

Acquistiamo faticosamente il biglietto ma più arduo si annuncia ottenere il resto della banconota, allungata tra la selva di mani e braccia che reclamano un posto a bordo! Un ragazzo si impossessa dei nostri bagagli, al costo di un diram a pezzo, per scaricarli poi sul tetto dell’automezzo tra sacchi di iuta, carretti e una valanga di valigie, il tutto intrappolato da una rete che sembra racchiudere il bottino di una lunga e fruttifera battuta di pesca. Prendiamo possesso dei nostri posti, in fondo ad un abitacolo stipato all’inverosimile e arroventato dalla tremenda calura, di cui il deserto ci fa sgradito dono fin dal mattino presto. L’odore che regna a bordo è un cocktail di urina, vomito, sudore, sporcizia e anidride carbonica che a strati si sovrappongono chissà da quanto tempo su questo mezzo che probabilmente non ha più conosciuto un lavaggio da quando ha lasciato l’Europa. Ci interroghiamo su quanti zeri possa annoverare la cifra indicata dal contachilometri!

L’autobus parte e si lascia alle spalle, in un polverone, Rissani e qualche passeggero incazzato, rimasto a terra. Ci attendono circa 160 chilometri che l’autobus “divorerà” in più di 5 ore di tragitto, attraverso uno dei più bei paesaggi che il Marocco offra, in una cornice da deserto lunare. Il sole arrostisce l’abitacolo ancora miracolosamente saldato alle ruote, le tendine, ormai solidificatesi nella sporcizia, si agitano ai finestrini aperti e ci accarezzano i volti annientando del tutto quel poco che restava del profumo del sapone sul viso. I dossi e le buche sul nastro d’asfalto, a tagliare in due il nulla che ci circonda, infliggono gli ultimi colpi ai resti di ammortizzatori e sospensioni.

Mi volto e non vedo più Antonio. Una buca ha inflitto un colpo di grazia alle sospensioni e il contraccolpo ha fatto sprofondare del tutto il suo sedile, nel primo bradisismo che vedo in vita mia a bordo di un autobus! Sostiamo a Erfoud e assistiamo alla stessa scena di casini e spintoni vista già a Rissani, con la differenza che stavolta la vediamo a bordo dal finestrino. I passeggeri che salgono sono costretti a starsene in piedi. Non si lamentano affatto quelli del posto in quella che per loro è una banale normalità, ma i tre ciclisti francesi appena saliti, due dei quali maledicono la loro eccessiva statura, a giudicare dai loro volti tesi imprecano per non aver continuato in bici il loro viaggio. Le bici sono andate a far compagnia al carretto e a tutte le masserizie cotte dal sole sul tetto. Un bambino, al quale Antonio aveva offerto una sigaretta per il proprio padre pochi minuti prima, sfidata la folla, si affaccia all’entrata dell’autobus invocando ripetutamente Monsieur Antonio, monsieur Antonio e con un sorriso dolcissimo e due occhietti da bimbo sveglio gli fa dono di un cammello fatto con fili d’erba intrecciati quale segno di gratitudine per il suo papà. Sarà il più bel ricordo di questo viaggio!

Le università della sabbia

LE UNIVERSITA’ DELLA SABBIA

Pochi probabilmente conoscono l’esistenza delle Università della sabbia. Conosciute meglio col termine arabo di Mahedra, le Università della sabbia si diffusero nel XII secolo e furono un fenomeno culturale e sociale unico nel suo genere nella storia dell’uomo. Si trattava di vere e proprie scuole nomadi che si spostavano per mezzo di carovane lungo gli infiniti mari di dune e sabbia del Sahara. Studiosi, matematici, teologi, astronomi e poeti islamici diffondevano il loro rispettivo sapere e l’insegnamento alle tribù del deserto e per secoli fin quasi ai giorni nostri hanno rappresentato un nobile esempio della grande ricchezza culturale del mondo sahariano.

Si riparte. Usciti dal paese c’è un posto di blocco della polizia. L’autobus rallenta e il nostro cabin attendant si catapulta fuori con una banconota da venti stritolata nel pugno chiuso come balzello per far chiudere un occhio al passaggio di un autobus pieno all’inverosimile. Il viaggio continua con un susseguirsi di soste che ha dell’incredibile. Ad ognuna di esse il rituale è sempre lo stesso. L’autista rallenta e arresta il mezzo; il passeggero, spesso accompagnato da sacchi di merce da portare a vendere al mercato di Tinerhir, appoggia per prima cosa il carico sul primo gradino dell’ingresso posteriore. Ecco che, con una brusca accelerazione, l’autista riprende la marcia con la portiera di dietro ancora aperta e col passeggero a rincorrere l’autobus in fuga e a sbraitare al disgraziato alla guida di fermarsi.

A ogni chilometro circa l’autobus esegue una sosta per far scendere i passeggeri che poi si incamminano verso il nulla, pilotati dalla propria bussola. In mezzo all’anarchia che regna a bordo, in barba al rispetto di qualsiasi codice della strada e della sicurezza dei passeggeri, stranamente, una sola regola viene da tutti rispettata: quella del divieto di fumare. Per fumare il cabin attendant si siede sui gradini del portellone d’uscita aperto e si gusta una sigaretta in compagnia di una cinquantenne polacca con zaino in spalla segnalato da due enormi catarifrangenti!  Una coppia di spagnoli fa spuntino con un melone. Nel tagliare una fetta però il coltellino scivola al ragazzo e finisce nel buco nero dei misteri che avvolgono il pavimento del mezzo.  Prontamente il cabin attendant nella sua uniforme, una polo unta di grassi vari, lo raccoglie, pulisce la lama con le dita e lo conficca in pieno nel melone con un sorriso che ha dell’irresistibile, più del gesto stesso! Accanto ad Antonio, una bella bambina berbera, alla quale una malattia oscura ha portato via un occhio, smaltisce gli effetti di un viaggio turbolento su strada, vomitando in un sacchetto. Davanti a lei la madre fa altrettanto contemporaneamente, in un amaro e sincronizzato duetto. Un passeggero anziano rimasto in piedi fin da Erfoud vorrebbe sedersi a tutti i costi accanto ad Antonio e non riusciamo a fargli capire, neanche trascinandolo a vedere con i suoi occhi, che una cassa di bottiglie di Coca Cola ostruisce il passaggio e non rimane un solo centimetro quadrato libero di spazio!

Il viaggio prosegue nella desolazione del deserto roccioso, in un paesaggio brullo e giallastro interrotto da profili di montagne all’orizzonte. Il Marocco on the road più bello scorre ai lati del finestrino e culminerà, in seguito, nell’attraversamento delle verdi vallate di alta quota dell’Atlante, prima della lunga discesa verso Marrakesh.  Quando sullo sfondo una macchia verde annuncia l’oasi nella quale si adagia Tinerhir, tiriamo finalmente un sospiro di sollievo per l’avvicinarsi della conclusione di questo lungo viaggio. Tra poco, un grand taxi ci condurrà a tavoletta, destreggiandosi tra pericolosi tornanti, verso le belle gole di Todra. Dopo il Todra Express questa Mercedes degli anni Settanta ci sembrerà una comoda limousine dove poter ammirare più tranquillamente, dal finestrino, la lingua verde di vegetazione e di campi tracciata dal fiume lungo lo stretto canyon!

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Categorie: Africa, I MIEI VIAGGI | Nessun Commento »

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